Sì a volte mi sento un orso in una
gabbia. Quello da far guardare ai bambini. L'esempio di come l'uomo
ha ammaestrato la natura. Oggi siamo di fronte ad una nuova, e
potenzialmente esplosiva, questione di classe e, come sempre, ad un
acuirsi della mai risolta questione meridionale. Io sono meridionale
e la mia famiglia è senza dubbio alcuno una famiglia di immigrati
poveri. Eppure, oggi, dopo anni di studi e di vagabondaggi, io faccio
il ricercatore all'Università. Ho dovuto emigrare anche io perché
il sistema formativo del paese è stato raso al suolo. Eppure mi sono
in qualche modo “elevato” rispetto alla mia condizione sociale di
partenza. Per intenderci in Italia i figli di operai non scolarizzati
che raggiungono la laurea rappresentano circa il 2 % degli iscritti.
Quest'anno gli iscritti diminuiscono e non diminuiscono in modo
omogeneo, l'omogeneità non esiste, ma i numeri ci dicono che il
tasso di abbandono del percorso formativo è più alto tra chi arriva
dalle scuole tecniche, da un punto di vista sociale, e dal sud Italia
dal punto di vista geografico. Ecco, l'articolista non ci dice che
spesso questi due indicatori si sovrappongono. Sei povero, vieni da
un'area povera, ti iscrivi ad un professionale o ad un tecnico perché
la prospettiva di lunga durata di una formazione liceale ti
spaventa...ed, infatti oggi, la rimani. Alla ricerca di un impiego
dequalificato perché l'università costa troppo perché i costi di
un figlio fuori sede sono enormi. Perché in fondo chi se ne frega di
prendere la laurea...tanto il lavoro non c'è. Quindi tanto vale
restare disoccupato e con poca cultura che avere una vasta conoscenza
delle ragioni della tua disoccupazione. Che poi capirlo mica ti aiuta
a non essere più disoccupato, quindi, tanto vale andare a fare il
cameriere con il diploma che con la laurea. Senza dimenticare che se
sei al sud d'estate puoi fare lo stagionale e d'inverno qualche
lavoretto per il “signore” del paese lo rimedi sempre. E si sa
che i signori del Sud la letteratura comparata non l'hanno mai amata
tanto. Vi è stato un momento in cui avevano bisogno di avvocati che
li mettessero al riparo dalle patrie galere o di commercialisti che
mettessero al sicuro i loro patrimoni. Oggi si candidano in
parlamento fanno i condoni tombali, cambiano le leggi e via. Vuoi
mettere quanti soldi risparmiati?
Mi sembrano passati secoli dal mio
esame di 3 media. Avevo la febbre alta quel giorno. Mia madre mi
accompagnò intabarrato come se stessi partendo per il fronte sul
Volga. Alla fine dell'esame i miei professori di allora consigliarono
ai miei genitori di iscrivermi al liceo. Mamma piena
d'orgoglio...papà che mi guarda scettico e pensoso. Il liceo? E che
se ne fa del liceo chiede ad una segaligna docente di lettere ex
militante di Lotta Continua. Quella lo guarda con uno sguardo che
allora mi diede un fastidio epidermico e che ho imparato a
riconoscere, e ad odiare, negli anni, e gli risponde: beh la cultura
è cibo per la mente. Mio padre, che ha sempre dovuto combattere per
mettere in tavola il cibo per la pancia la guardò un po' confuso ma
alla fine si fece convincere dall'entusiasmo di mia madre a cui,
forse, non pareva vero di avere un figlio al liceo. Papà fino
all'ultimo mi chiese se non avessi preferito diventare perito.
Perito. Quanta storia e quanto orgoglio operaio in questa parola. Mi
diceva diventa perito informatico..poi vedrai. Avessi fatto
l'idraulico sarei senz'altro più ricco. Il resto è storia,
personale, politica e di grandi botte di fortuna. Ecco sì, perché
in realtà quasi tutto si riduce a quello. Sono stato sfacciatamente
fortunato. Papà ha ceduto, ho incontrato persone molto più
intelligenti di me che mi hanno spinto a leggere ed a cercare di
capire. Una sola cosa non va via..come un tatuaggio. Io sono povero.
Lo sguardo di quella professoressa di lettere della periferia di
Milano che guarda mio padre...lo sguardo di alcuni colleghi che mi
additano come l'orso in gabbia..come l'esempio che la scalata sociale
è possibile ed il mio senso di estraneità ad entrambi i mondi che,
a volte, mi fa quasi piacere la gabbia..me la fa quasi desiderare.
Poi, però, mi rendo conto che quella è una gabbia. A questo se non
altro è servito leggere tutte quelle fesserie...a rendermi conto che
sono un orso in gabbia. Gioco con la palla, faccio lo slalom tra i
birilli su una biciclettina scintillante in cambio di un favo di
miele. Però riconosco la gabbia come tale, i birilli vorrei
spaccarveli in testa e la bicicletta vorrei mi portasse via. Se non
avessi studiato almeno un poco non ci riuscirei. Sì perché in assenza di istanze politiche che
si accostino con rinnovato spirito anche pedagogico ai poveri..quelli
accetteranno sempre la loro condizione come naturale. Intendiamoci un
povero rimane povero per sempre, lo vedi da molte piccole cose. Avete
mai visto come un povero si rimira quando mette un vestito un poco
meno dozzinale del solito? Avete mai visto un povero lasciare del
buon cibo nel piatto? Se sei povero lo rimani..averne coscienza è,
però, il piccolo, enorme passo che ti separa dalla consapevolezza
della gabbia.
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