mercoledì 15 ottobre 2014

Le radici e le frane



Per vivere io faccio lo storico. Ma raccontare storie non è soltanto un mestiere. È più un modo di essere. Un'attitudine rispetto alla vita; uno storico cerca le radici, più o meno profonde, delle cose. Nulla avviene fuori dal tempo. Il prima ed il dopo sono, spesso, una bussola che ci orienta nella ricerca dei perché. Se capisco lo svolgimento di un evento, spesso, arrivo a comprenderne i motivi.
In questi giorni il paese è colpito dall'ennesimo disastro causato dall'esondazione di un torrente a Genova. Non è stata la prima volta e drammaticamente tutti sanno che non sarà neppure l'ultima.
Ecco il motivo di questa breve riflessione di natura storica sta tutto qui: capire perché; non solo perché è accaduto ma, avventurandomi in un esercizio letale per uno storico, spiegare perché sappiamo che accadrà ancora.
Per capirlo dobbiamo seguire un poco le radici profonde, andare un poco a ritroso nel tempo.
Nella primavera del 1962 in Italia è in carica un governo di centro-sinistra. Un fatto nuovissimo ed allora epocale. Per molti mesi si era dovuto lavorare sodo con gli americani per convincerli che il PSI al governo non avrebbe spalancato le porte ad un'invasione comunista. Detta così, pensando a cosa sarebbe divenuto quel partito nei decenni successivi, vien quasi da ridere o, forse, da piangere. Negli anni sessanta, tuttavia, il PSI era un partito serio e di sinistra; le derive ladronesche erano di là da venire. Anzi un 'ala importante del partito, guidata da Lombardi, decide di rompere con Nenni: loro al governo con i democristiani non ci sarebbero andati mai. Ma alla fine, grazie al lavoro di un uomo di grande pazienza quale era Aldo Moro il famoso accordo si fa. Pochi mesi dopo nel giugno del 1964 accadde un fatto di cui i cittadini italiani scopriranno i contorni solo anni dopo, nel 1967: ci fu un duro confronto tra il Presidente della Repubblica e l'allora capo dei servizi segreti militari da un lato, e Moro e Nenni dall'altro. Per riassumerla in breve Segni e De Lorenzo fecero capire senza mezze misure che erano pronti a mettere in atto un colpo di Stato se il centro-sinistra non avesse attenuato, e di molto, la sua azione riformatrice.
Cosa diamine combinavano Moro e Nenni per provocare quello che venne definito come il “tintinnare di sciabole”? Avevano nazionalizzato la produzione e la distribuzione dell'energia elettrica, era nata l'ENEL. Era davvero così spaventoso? In sé no ma lo era in prospettiva. Nonostante le ricche compensazioni accordate ai precedenti gestori privati, eh sì perché le aziende private mica furono espropriate ma comperate a volte anche con prezzi fuori mercato, la borghesia italiana entrò in fibrillazione. Attentato alla libera impresa gridavano a destra, socializzazione dei mezzi di produzione come in URSS tuonavano, sarà al fine del libero mercato che tanta prosperità stava portando al paese. Il fatto che il capitalismo italiano fino a quel momento fosse assistito dallo Stato come una balia con un lattante parve essere stato dimenticato; il fatto che la nazionalizzazione si fosse resa necessaria non solo per ragioni di natura strategica ma anche perché nelle aree povere del paese i nostri capitani d'industria non ci pensavano nemmeno ad investire, tutto questo fu tralasciato. Gridare al pericolo comunista era facile nel 1994 figuriamoci nel 1964. I due facevano sul serio, questo si cominciò a bisbigliare nei corridoi e nei salotti importanti, la FIAT era pronta a portare i capitali all'estero disse un ufficiale dei carabinieri che aveva il compito di monitorare la temperatura del grande capitale. Pensate ce ne saremmo potuti liberare allora!
Ma non fu tanto la minaccia della famiglia Agnelli a spaventare il governo; allora sapevano, altra cosa che poi abbiamo fatto finta di dimenticarci, che i nostri eroici costruttori di automobili fuori da questo balzano paese sarebbero sopravvissuti al massimo il tempo di una Duna.
Furono altre le forze che si agitarono in maniera parossistica: gli agrari. Questo dirà Moro rinchiuso nel “carcere del popolo” delle brigate rosse qualche anno dopo. Perché Moro avrebbe dovuto mentire di fronte al pericolo imminente della morte, che drammaticamente sarebbe avvenuta da li a pochi giorni, su di un argomento, a quel punto siamo nel 1978, relativamente secondario? Non mentì, infatti. I grossi proprietari terrieri erano stati tra i maggiori promotori di quei tristi eventi dell'estate 1964. Perché? Andiamo con ordine. Il governo Moro era stato fatto cadere in parlamento su un voto inerente una riforma della scuola; nulla di preoccupante. E allora cosa? Il dissesto idrogeologico. Ecco cosa agitava le notti dei proprietari terrieri del paese. Sì perché tra i vari assistenti di Moro ve ne era uno, un semplice ingegnere democristiano di cui ora, mi perdonerete, non ricordo il nome. Una specie di eroe senza nome. Un cattolico mascherato. Un uomo onesto. Nuovamente pensare alla Democrazia Cristiana come in grado di produrre qualcosa di non intimamente marcio, oggi, fa sorridere. Ma eravamo negli anni '60. C'erano bravi democristiani, pochi ma c'erano. Insomma questo nostro democristiano sta preparando una relazione sullo stato geologico del paese e in maniera meticolosa individuava tutte le aree del paese che non solo erano a rischio e che necessitavano interventi urgenti ma anche, e sono tante, quelle su cui non si sarebbe potuto costruire. Nulla e mai. Ecco cos'aveva fatto perdere il sonno ai nostri agrari latifondisti, sì perché la riforma agraria lanciata nel 1950 fu una barzelletta tragica, la geologia era loro avversa, la geologia maledetta di un paese ricco di fiumi e di colline fragili; maledetta geologia comunista!
E loro che già stavano comperando il macchinone e sognavano mignotte in ghingheri da pagarsi con i proventi delle aree potenzialmente edificabili? Questo piano non avrebbe mai dovuto vedere la luce. Ed, infatti, non se ne fece nulla. I governi di centro-sinistra persero la loro spinta propulsiva e di grandi riforme strutturali non se ne discusse più.
Gli anni '60 volgevano al termine ed in Italia apparse una nuova categoria di bestie feroci: i palazzinari. Molti erano gli stessi agrari di cui sopra che, scrollatasi il fango e la merda dagli stivali, diventavano eroici imprenditori del mattone. Non ce l'hanno mai avuto il fango sugli stivali son sempre stati dei parassiti ma mi piaceva l'immagine volutamente rubata al buon Natalino Balasso.
Disposti a tutto cominciarono a disboscare e costruire. E dove proprio non si poteva disboscare, incendiavano. A quel punto una concessione edilizia sulla cenere te la concedevano. Poi magari pagavi una mazzetta ed intere aree che sarebbero dovute rimanere intatte divenivano edificabili. I fiumi li si costringeva in argini di cemento e si disboscavano intere colline. In fondo è il progresso. La gente vuole la casa la mare ed allora ecco la casa con vista mare, no vista mare non basta, a pochi metri dal mare, di più si cementifichi l'arenile.
Stesso dicasi per le montagne e le valli.
Ecco, dunque, perché è successo e succederà ancora. Siamo ad Ottobre, dio ci scampi e liberi da un Novembre piovoso visto che contro i criminali né lui né tanto meno noi siamo stati in grado di fare alcunché.


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