sabato 27 novembre 2010

Cento di questi giorni un cazzo...

Non sopporto il mio compleanno...non solo quello in realtà. Sono diversi i giorni dell'anno che proprio non reggo. Sono giorni in cui divento intrattabile...più del solito. Il 31 dicembre ad esempio lo detesto...dai su facciamo qualcosa di speciale che è l'ultimo dell'anno...non lo so in generale non mi piacciono le ricorrenze mi sanno di stantio. Non è solo snobismo. Per carità anche quello. Ce l'ho e me lo tengo stretto. Ma non solo. In generale non amo sentirmi costretto a fare le cose. Non credo piaccia a nessuno. Io lo detesto. E le cose che odio di più sono quelle che mi auto-impongo.
Sono un padrone terribile per me stesso. Non mi concedo quasi nulla mi critico ferocemente. Ed ho, molto spesso, ragione nel farlo. Ecco il giorno del mio compleanno questa mia tendenza si accentua. In realtà la tendenza parte almeno una settimana prima. Quel giorno esplode. Mi ritrovo a fare immancabili elenchi delle cose che avrei voluto fare e non ho fatto di cose che avrei dovuto finire e non ho finito...lavori, progetti, sogni, viaggi, aspettative...un disastro assoluto.
La mattina di 19 anni fa mio padre mi svegliò, mi guardò per qualche secondo e mi disse: bravo oggi diventi maggiorenne...alla tua età Mozart aveva già scritto le sue opere più importanti...tu che cazzo hai fatto? Ignoravo ed ignoro se ciò sia vero. Non me lo ricordo a che età Mozart ha scritto le sue opere più importanti...io di certo a 18 anni non scrivevo che inimmaginabili deliri post esistenzialisti da buon cultore di Nicola Abbagnano! Eh l'approccio con Althusser sarebbe arrivato anni più tardi...e quindi le parole di mio padre mi colpirono in qualche modo
Non vivo più con i miei genitori, che nonostante tutto amo molto ( e vedendoli molto poco la cosa si fa più semplice), non dormo più nel divano letto della sala...ma ogni anno mi chiedo: ma quest'anno che cazzo ho fatto? Il saldo a volte è positivo per carità..ma nonostante questo difficilmente riesco a sentirmi soddisfatto. Mi sembra quasi che manchi un pezzo. Come se fossi sempre sul punto di comprendere di fare ma poi mi rendo conto di aver sbagliato i tempi. Sono in ritardo o, raramente, troppo in anticipo. Ed oggi all'alba dei miei 37 anni fatico a trovare un obiettivo, una posizione di partenza. Sono precario sia sul lavoro che nella via affettiva. Qualche anno fa mi ero messo in testa di diventare padre..fortunatamente l'immatura saggezza della mia compagna di allora me lo ha impedito..oggi la ringrazio per questo. Anche se un po' mi manca il non aver compiuto quel gesto di seminale follia che forse mi avrebbe cambiato la vita. Sto finendo un dottorato in Storia. Ok non è un figlio ma è un libro. Qualche sera fa il mio supervisor mi ha detto che lui ha scritto un libro in meno per ogni figlio che ha fatto...ne ha fatti 6! Non so se fosse una giustificazione alla sua poca prolificità accademica...io sto a zero figli ma quasi due libri! Nel frattempo fingo di non annoiarmi troppo delle persone che mi fanno gli auguri e penso al prossimo libro. Sto cercando di trasferirmi all'estero. Forse in Germania. Forse tornerò in Francia. Pianificare traslochi il giorno del mio compleanno mi aiuta. Penso che in fondo fino a che mi muovo ho una direzione...ok non è un obiettivo ma è una direzione. Così come pensare al prossimo libro mi da l'energia necessaria per finire di scrivere questo. E poi, soprattutto oggi, mi da la scusa per non pensare all'elenco delle cose che non sono riuscito a fare. Tornerà l'elenco. Di solito torna verso Natale. In quel caso lo affogo nel cenone che essendo la mia una casa terrona è un rituale lungo e doloroso ma che , almeno, obnubila la mente. Nel frattempo cullo l'idea del prossimo libro e comincio a rimpiangere quello che sto finendo...come un papà che si rende conto di essere stato troppo distratto guardo la mai creatura che comincia a camminare...prende vita autonoma...mi disconosce...odio il mio compleanno

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