Vorrei saper fare
altro... invece so scrivere, so raccontare. Ma non basta. Ci diremo,
ci convinceremo ancora una volta della forza della cultura contro la
barbarie. Ma avremo, ancora una volta, torto. Semplicemente ci stiamo
sbagliando. Scrivo, lo so, sull'onda di un'emozione, una rabbia
ancestrale ed antica per lo stupro ripetuto della mia terra. Vorrei
poter dire che sono abbastanza civilizzato e sensibile da provare lo
stesso tipo di profondo disgusto che provo in queste ore per
qualunque ingiustizia ed atrocità perpetrata in ogni angolo del
pianeta contro chiunque. Se lo dicessi mentirei. Troppo mi
appartengono quei paesaggi, quei visi, quegli accenti per negare che
sento questa strage come molto vicina...troppo vicina. Io non so chi
ha preparato, posizionato e fatto esplodere quella bomba davanti a
quella scuola. Non ho intenzione di avventurarmi in un mestiere che
non è il mio. Ma ogni fibra del mio corpo grida: mafia! Ho già
scritto di mafia, ho passato ore a cercare di spiegare ad amici
stranieri che cos'è...e nello spiegarlo a loro cercavo di capirlo
meglio anche io. Oggi non lo so dire. Oggi bastano quelle immagini,
quel dolore che sovrasta e che immediatamente spiega. Non mi aiuta.
Saperlo non mi aiuta, non mi basta. Non m'interessa che cosa verrà
scoperto. Davvero. A meno che non si appuri che siamo di fronte al
gesto isolato di un pazzo (cosa che forse sarebbe ancor più
spaventosa...) o, altrimenti, altre spiegazioni mi paiono
difficilmente credibili. Un'organizzazione terroristica? E perché
mai? E perché lì? I servizi segreti, più o meno deviati? Ma per
carità e per contrastare cosa ed in nome di che? La famosa loggia
massonica brindisina? Non è necessario essere del sud, ma aiuta, per
capire...per sentire quel terrore che ti si insinua sotto la pelle,
per avvertire quel groppo in gola che ti rende la parola
impronunciabile: Sacra Corona Unita, o più semplicemente , La Sacra.
Per anni ci siamo cullati nell'idea che la “nostra”
organizzazione criminale fosse diversa. Qui non è Palermo. Certo
fanno affari sporchi, ma si limitano a rubare, a sfruttare, non
uccidono.
Non abbiamo capito che la
cultura non basta. Non dico che non serva, dico che da sola non
basta. È necessaria ma niente affatto sufficiente. Non lo è perché
anche quella mafiosa è una cultura, una cultura che ha regole
differenti, altri codici altri riferimenti. Non chiamatela sotto
cultura non chiamatela semplicemente barbarie. La mafia è cultura
della sopraffazione e della violenza, certo, ma anche del posto di
lavoro pubblico donato come un favore, della pensione d'invalidità,
della lotta quotidiana contro lo stato che non ti protegge. La mafia
lo fa. Ti protegge e ti cura. Certo ti chiede il sangue per questo ma
in fondo quale comunità non chiede il sangue? La mafia in alcune
aree del Sud Italia s'incarica di pagare le cartelle di Equitalia a
famiglie povere. Non è l'anti-Stato....ne è un succedaneo, un
vampiro ed allo stesso tempo una stampella. È una stampella dello
stato, o meglio è una delle gambe dello Stato quando si vanno a
raccogliere i voti così come si raccolgono i pomodori nei
campi...con la stessa logica dello sfruttamento.
Quello a cui siamo di
fronte, e per una volta cito Huntington, è un vero scontro di
civiltà. Con numeri da guerra civile. E le guerre non si vincono
solo e solamente con la cultura. Vorrei fosse così, se così fosse
io sarei meno inutile. Ma le guerre, soprattutto le guerre civili, le
vincono solo due attori: gli eserciti o i popoli. Gli eserciti sono
l'espressione di uno Stato, almeno da un paio di secoli anche se ora
la cosa sta cambiando, e quindi, dovremmo partire dal presupposto che
ci troviamo di fronte a due attori che si contrappongono. Non è
così. Lo Stato, in quelle terre, è mafioso. Le elezioni
democratiche, i posti pubblici il posto letto in ospedale, persino il
loculo al campo santo...tutto è gestito dalla mafia che è talmente
innervata all'interno delle strutture dello Stato che la differenza
non la vedi nemmeno più...fino a quando quella differenza esplode
sventrando una ragazza di 16 anni. Ed allora lo Stato, quello Stato
che la mafia l'ha curata ed accudita chiama i cittadini a reagire
contro..un pezzo di se stesso. Ora pensare che questo scontro abbia
un qualche tipo di uscita possibile mi pare francamente troppo
ingenuo.
Ma le guerre civili,
dicevo, le possono vincere anche i popoli. L'uscita dalla logica
mafiosa non è solo quella culturale..no è quella rivoluzionaria di
popolo. Dovremmo avere il coraggio di ricominciare a dirlo. Se la
mafia è un fenomeno parassitario ontologicamente e indissolubilmente
legato allo stato l'unica uscita è quella rivoluzionaria. E giusto
per essere chiari non una rivolta pacifica e culturale...no. Quella
non basta. Chi ha messo quella bomba, chi esercita lo sfruttamento
economico ed il controllo sociale e politico di metà del paese da
decine di anni la battaglia culturale non la teme...ha la sua cultura
da contrapporre alla nostra ed è, in questo, sostenuto da una parte
preponderante delle istituzioni. No la battaglia culturale, la
rivoluzione, la faremo dopo...serviranno anni e generazioni per
sconfiggerla quella cultura. Oggi dovremmo attrezzarci per vincere
la guerra.
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