sabato 27 novembre 2010

Gigi...la maglia di lana..

E saliamo sui tetti via...si protesta ci si arrabbia...sempre in inverno. Autunno caldo! Qui fa un freddo cane. E non solo dal punto di vista meteorologico. La mobilitazione studentesca riparte. Per un po' di anni mi sono appassionato a questo tipo di cose. Oggi, purtroppo mi capita molto meno spesso. Cinico? Sì forse anche. Ma non solo. Diciamo più che altro un senso di abbandono, di solitudine politica e teorica...Intendiamoci le scelte del governo italiano in materia di ricerca e di studio sono orripilanti, spaventose aprono una voragine di ignoranza di abbrutimento culturale e morale che mi da la nausea. Sono arrabbiatissimo. Io per di più il ricercatore lo faccio e sono precario come tutti...Io poi personalmente ho qualche difficoltà a definirmi uno scienziato. Faccio lo storico ed ho sempre pensato alla storia come un mestiere più che come una scienza. Con gli anni sono arrivato a definire la storia un approccio alle cose. Una specie di artigiano del tempo e degli intrecci possibili. Ma ovviamente questa mia piccola arte (da arte deriva anche artigiano oltre che artista...) dovrò andare a praticarla altrove. Perché semplicemente il governo italiano taglia i fondi. Ed allora bisogna emigrare. Ma prima di emigrare mi dico...protesto. Mi arrabbio. Salgo su un tetto. Gesto non tanto estremo per la verità, penso a forme più violente ma poi mi dico che il tetto va bene. Porta visibilità e nella società della spettacolarizzazione la visibilità è centrale. E quando il tetto non basta più Colosseo, Torri, Chiese. Che i turisti che vengono a visitare questo nostro disgraziato paese vedano, sappiano. Che l'opinione pubblica internazionale si interroghi, si scandalizzi. Facciamo sì attraverso questa potenza simbolica che i nostri governanti arrossiscano! Non arrossiranno tranquilli. La vergogna è un sentimento nobile. Ma è capace di vergogna chi ancora mantiene una seppur vaga idea di morale e di etica, pubblica e privata. Qui non arrossisce più nessuno. Come possiamo pensare che arrossiscano per i tagli alla cultura...non sanno cos'è la cultura. Hanno svariate sotto-culture. Quelle sì in abbondanza. Ed in fondo anche noi. Già ma noi chi? Sono quasi deciso a salire sul tetto quando leggo che anche il vigoroso e audace segretario del PD è salito su un tetto...seguito da pletore di democratici, riformisti, illuminati, apprendisti stregoni politicamente corretti nelle loro scelte di natura pubblica e privata. Ma torniamo al nostro caliente romagnolo che si inerpica sul tetto...nel cuore della lotta. Ah che uomo come si staglia la sua figura contro il cielo un po' plumbeo di Roma..così almeno ce lo rimandano i giornali. Alla sua età ancora sull'onda...e un pensiero mi sovviene: avrà messo la maglia di lana? Eh lo riparerà abbastanza? Forse dalle sferzate del vento di destra che spazza il paese sì....ma dai venti di destra che provengono dal suo stesso schieramento? Perché il dissesto del sistema formativo di questo paese non solo hanno contribuito a crearlo anche loro ma soprattutto non hanno idea di come affrontarlo.
Anche la linea politica migliore diventa mediocre se gestita da dirigenti mediocri...questo diceva Secchia molti anni fa. Qui non si tratta di capire se i dirigenti sono mediocri ma almeno capire se una linea ce l'hanno. E mi pare proprio di no. E non solo sulla formazione e la ricerca. Eccolo di nuovo il senso di solitudine teorica e politica che mi attanaglia...senza un pensiero forte lasciati in balia del mercato tutto diviene merce...anche il pensiero...senza una riflessione sui modelli possibili di società tutto viene lasciato ad un caos primordiale ad una lotta singola ed individuale...singoli o soggetti poco cambia. Ecco la necessità del tetto della visibilità mediatica..laddove esisti per pochi minuti perché sei disposto ad urlare la tua disperazione dalla cima di una gru o dalla torre di Pisa.
Un soggetto...non più un collettivo, un attore, una classe. Nulla di tutto ciò. Ed è allora che il freddo si fa più pungente. Non salirò su alcun tetto...vado a mettermi la maglia di lana...e spero che Gigi si buschi un bel raffreddore...magari un paio di giorni a letto potrebbero anche fargli bene...

Cento di questi giorni un cazzo...

Non sopporto il mio compleanno...non solo quello in realtà. Sono diversi i giorni dell'anno che proprio non reggo. Sono giorni in cui divento intrattabile...più del solito. Il 31 dicembre ad esempio lo detesto...dai su facciamo qualcosa di speciale che è l'ultimo dell'anno...non lo so in generale non mi piacciono le ricorrenze mi sanno di stantio. Non è solo snobismo. Per carità anche quello. Ce l'ho e me lo tengo stretto. Ma non solo. In generale non amo sentirmi costretto a fare le cose. Non credo piaccia a nessuno. Io lo detesto. E le cose che odio di più sono quelle che mi auto-impongo.
Sono un padrone terribile per me stesso. Non mi concedo quasi nulla mi critico ferocemente. Ed ho, molto spesso, ragione nel farlo. Ecco il giorno del mio compleanno questa mia tendenza si accentua. In realtà la tendenza parte almeno una settimana prima. Quel giorno esplode. Mi ritrovo a fare immancabili elenchi delle cose che avrei voluto fare e non ho fatto di cose che avrei dovuto finire e non ho finito...lavori, progetti, sogni, viaggi, aspettative...un disastro assoluto.
La mattina di 19 anni fa mio padre mi svegliò, mi guardò per qualche secondo e mi disse: bravo oggi diventi maggiorenne...alla tua età Mozart aveva già scritto le sue opere più importanti...tu che cazzo hai fatto? Ignoravo ed ignoro se ciò sia vero. Non me lo ricordo a che età Mozart ha scritto le sue opere più importanti...io di certo a 18 anni non scrivevo che inimmaginabili deliri post esistenzialisti da buon cultore di Nicola Abbagnano! Eh l'approccio con Althusser sarebbe arrivato anni più tardi...e quindi le parole di mio padre mi colpirono in qualche modo
Non vivo più con i miei genitori, che nonostante tutto amo molto ( e vedendoli molto poco la cosa si fa più semplice), non dormo più nel divano letto della sala...ma ogni anno mi chiedo: ma quest'anno che cazzo ho fatto? Il saldo a volte è positivo per carità..ma nonostante questo difficilmente riesco a sentirmi soddisfatto. Mi sembra quasi che manchi un pezzo. Come se fossi sempre sul punto di comprendere di fare ma poi mi rendo conto di aver sbagliato i tempi. Sono in ritardo o, raramente, troppo in anticipo. Ed oggi all'alba dei miei 37 anni fatico a trovare un obiettivo, una posizione di partenza. Sono precario sia sul lavoro che nella via affettiva. Qualche anno fa mi ero messo in testa di diventare padre..fortunatamente l'immatura saggezza della mia compagna di allora me lo ha impedito..oggi la ringrazio per questo. Anche se un po' mi manca il non aver compiuto quel gesto di seminale follia che forse mi avrebbe cambiato la vita. Sto finendo un dottorato in Storia. Ok non è un figlio ma è un libro. Qualche sera fa il mio supervisor mi ha detto che lui ha scritto un libro in meno per ogni figlio che ha fatto...ne ha fatti 6! Non so se fosse una giustificazione alla sua poca prolificità accademica...io sto a zero figli ma quasi due libri! Nel frattempo fingo di non annoiarmi troppo delle persone che mi fanno gli auguri e penso al prossimo libro. Sto cercando di trasferirmi all'estero. Forse in Germania. Forse tornerò in Francia. Pianificare traslochi il giorno del mio compleanno mi aiuta. Penso che in fondo fino a che mi muovo ho una direzione...ok non è un obiettivo ma è una direzione. Così come pensare al prossimo libro mi da l'energia necessaria per finire di scrivere questo. E poi, soprattutto oggi, mi da la scusa per non pensare all'elenco delle cose che non sono riuscito a fare. Tornerà l'elenco. Di solito torna verso Natale. In quel caso lo affogo nel cenone che essendo la mia una casa terrona è un rituale lungo e doloroso ma che , almeno, obnubila la mente. Nel frattempo cullo l'idea del prossimo libro e comincio a rimpiangere quello che sto finendo...come un papà che si rende conto di essere stato troppo distratto guardo la mai creatura che comincia a camminare...prende vita autonoma...mi disconosce...odio il mio compleanno

sabato 23 ottobre 2010

Non voglio smettere di fumare



NO! Ho detto di no! Non voglio smettere di fumare. Perché dovrei?

Ho tanti difetti lo ammetto. Sono vanesio, iracondo, irrazionale e pigro..terribilmente pigro. Sono intimamente nomade. Ho provato ad avere una casa...è andata decisamente male...infatti da mesi vago di casa in casa di paese in paese...amici, colleghi, alberghi...qualche gentile fanciulla...ma fermo no...una sola cosa non abbandono mai..forse perché lei non abbandona me...la sigaretta!

Mi manca solo di smettere di fumare...amo le mie sigarette...e non sono morigerato...mai. Se compro 2 pacchetti ne fumo due...se ne compro 4 ne fumo quattro. In fondo non riesco proprio a vedermi senza. Scrivo. Mi pagano per farlo. E io, nella mia vanità amo la mia figura che si incastra tra la scrivania e la finestra alla luce del portatile e della brace della mia camel. Gialle sì gialle signorina non me le dia blu. No non fumo light. O fumi o non fumi. Pacchetto morbido per favore...

Sono decisamente schiavo della mia immagine decadente. Fumo tanto, bevo tanto. Sono scorretto in macchina. Detesto i vegetariani e le femministe post moderne mi fanno morire dal ridere. Per fortuna il mio razzismo mi tiene lontane queste maestrine frustrate vestite da freak degli anni '70!

Che come minimo mangiano macrobiotico e mi guardano male mentre addento la mia succulenta, maschilista, occidentalissima e scorretta carne! Non mi sopportano quando storco il naso di fronte al distillato di bambù e chiedo grappa di barolo...barricata per favore. E no il decaffeinato no. E nemmeno al ginseng. Nero, ristretto ed in vetro. Corretto sambuca senza zucchero.

E dopo...lei...la mia sigaretta! Ogni tanto, perché sono infedele di natura sia con le idee che con le donne, mi concedo un piccolo tradimento...Montecristo. Ma le sigarette a differenza delle persone non si lamentano. Sanno che tornerò da loro. Sanno che non posso guidare leggere e scrivere senza di loro. Magari anche le persone e le ideologie fossero laiche come le sigarette. Ma purtroppo siamo precipitati nel fondamentalismo ambientalista, salutista..politicamente corretto. Fumare fa male,bere ti ucciderà, l'inquinamento riscalda il pianeta...bah sono 4 anni che parlano del nino e io mi muoio di freddo. Odio il freddo. In inverno fumo di più. Mi scalda. Mi piace l'idea del fuoco. Non un fuoco distruttore ma alchemico. Un fuoco che cambia e trasforma. E quindi fumo..piccoli castelli di cenere così fragili da durare pochi istanti dalle forme così improbabili da aiutare la fantasia. E come tutti coloro che di fantasia ci vivono...detesto quando provano a fermarmi. Sono un uomo impulsivo e sfacciatamente intelligente. Odio le costrizioni. Non si fuma nei bar. Maledetti. Cerco solo bar e ristoranti dove posso fumare. Non si fuma sui treni. Figurati. E se mi viene un'idea interessante per un articolo mentre sono seduto a rompermi costretto a dividere il mio spazio con dei perfetti imbecilli che vorrei uccidere? Senza sigaretta l'idea non la fisso. E i miei istinti omicidi rischiano di andare fuori controllo. Vado al bagno mi chiudo dentro e fumo! Per ora non mi hanno mai beccato. L'aereo quello sì che è un problema. In quel caso mi drogo prima e ci bevo sopra...dormo. Ecco se dormo riesco a non fumare. Ma mi è capitato di svegliarmi nella notte perché avevo sognato un'intervista ed ho dovuto accendermi una sigaretta!

Sono tanti, troppi i momenti in cui chi ha fumato nella vita non può non sentirne la mancanza...non credete agli ex fumatori...invidiosi! Deboli. Pavidi schiavi dello scientismo. Lo scienziato che scoprì il legame tra fumo di sigaretta e cancro non aveva ovviamente mai fumato una sigaretta in vita sua...lo ha stroncato un tumore al polmone! Vi sono momenti che devono essere scanditi dal tempo della sigaretta. Come evitare di seguire il fumo che corre sul suo corpo nudo...dopo?

Una boccata e il fumo scorre dalle spalle fin sulla schiena..un'altra e le avvolge i fianchi...tutto questo a patto che sia fumatrice anche lei. Fumatori boicottate le non fumatrici e se proprio vi innamorate di una non fumatrice avete solo due scelte: guarite in fretta dal temporaneo stato d'infermità mentale che vi ha colpito e scaricatela, oppure iniziatela al fumo! Certo iniziarla al fumo sarebbe decisamente meglio ed anche più altruista nei confronti di noi altri fumatori. Iniziandola, infatti, il giorno in cui lei, inevitabilmente, vi tradirà o vi scaricherà, nel caso in cui qualcuno di noi dovesse incontrare la suddetta risulterebbe più sopportabile! Ma non cedete...non mollate...morirete comunque un giorno smettete di pensarvi immortali. Il fumo ci riavvicina alla nostra caducità alla nostra mortalità...al senso tragico ed intimo della storia. Ci ricorda la nostra umanità.

lunedì 20 settembre 2010

…incontrare Gramsci a Wieliczka....






...una miniera di sale...ad una ventina di km da Cracovia...una miniera antica...qui scavavano il sale già nel tredicesimo secolo...e dal sale la ricchezza della vicina città museo...Cracovia!

Bellissima...un po' troppo elegante nelle sue vie del centro nella sua cattedrale che affaccia sulla piazza del mercato...la più grande d'Europa...eh già ancora il mercato...non lontano dal ghetto ebraico...rimasto intatto ed estremamente vivo...cercate Ariel ampia locanda dove tutto è kocher... anche il vino! Provate Bertvhkovyna (o qualcosa del genere)...è una zuppa che assomiglia al gulash, ma secondo me più buono...chi lo sa forse i “gentili” che andavano a mangiare nel ghetto pagavano in sale...in fondo il loro salario da qualche parte dovevano pur spenderlo...e magari dopo aver lavorato nella miniera qualche volta si spingevano fin qui...sì perché gli scavatori di sale di Wieliczka non erano schiavi...ne sottopagati..anzi la guida mi dice che fin dal quindicesimo secolo erano tra i lavoratori meglio pagati di tutto il regno e che, chiaramente, andavano molto fieri sia del loro salario che della loro professionalità. Una professione dura...pericolosa...ma anche estremamente affascinante in questa sfida costante con la natura che scatena contro di te tutte le sue armi peggiori...il freddo, il buio...l'acqua che da un momento all'altro non solo poteva sommergerti...ma essendo il sale dannatamente solubile trovare l'acqua voleva dire quasi sicuramente restare schiacciati sotto un crollo...ed infine il più terribile dei nemici...il fuoco! Sì perché il sale è solubile quanto il metano è infiammabile...e qui di sacche gassose di metano ce n'erano tante! Ora se la torcia elettrica ha risolto questo problema, quella classica che illuminava con il fuoco qualche piccolo rischio lo presentava...nelle cronache del diciottesimo secolo troviamo un incendio che si è protratto per circa nove mesi...per spegnerlo i minatori hanno fatto crollare una parete di circa trenta metri per togliere ossigeno alle fiamme...

Forse è stata proprio questa sfida tanto terribile e colorata delle paure più ancestrali dell'uomo a far sì che i minatori di Wieliczka sviluppassero due degli aspetti che mi hanno quasi fatto intravedere la sagoma del mio sardo preferito...anche la Sardegna terra di miniera in fondo...tra i cunicoli di questo luogo assolutamente meraviglioso: la ricerca di dio e l'affermazione attraverso l'arte del amore dell'uomo per la propria capacità di dominare ciò che dio gli ha dato...Le pareti...le grotte dell'intera miniera sono ricoperte di sculture di sale...ce ne sono centinaia...nelle sale più grandi...alcune grandi quanto un campo di calcio per intenderci...hanno scavato nel sale una chiesa...con altare colonne...ed una riproduzione dell'ultima cena...70 cm di profondità ed una prospettiva fenomenale..

tutto scolpito dai minatori di Wieliczka! A riprova che in ogni uomo c'è un intellettuale...ed un grande artista...erano fieri del loro lavoro del loro saper fare della conoscenza che gli permetteva di sopravvivere in un ambiente così estremo. Ed allora quell'ambiente quelle sfida diviene il simbolo del tuo ingegno ed ogni colpo di scalpello dato fuori dall'orario di lavoro aggiungeva a quel lavoro il gusto della conquista, dell'addomesticamento di una belva feroce...aggiungeva alla dignità...la bellezza! Quella testimonianza del tuo passaggio che non solo colpisce ma che affascina...ed in questo caso strabilia...che ti fa capire che a tutte le latitudini gli uomini sentono le stesse necessità..spesso coltivano gli stessi sogni...e di quanto questo sia vero non solo a prescindere dalle distanze fisiche ma a volte anche di quelle temporali....la miniera è rimasta aperta fino al 1964...l'ultima scultura all'interno della cattedrale è del 1963! Fino all'ultimo i minatori hanno sentito l'esigenza..la necessità di continuare il loro lento e parallelo lavoro in onore della bellezza...

Una bellezza che ha assunto tante volte le forme di un Cristo morente...di una Maria in lacrime...figure a sfondo religioso che ci parlano di una cultura....ok...lo sappiamo tutti i polacchi sono testardamente cattolici..il comunismo..il regime...il papa polacco che tuonava contro la dittatura nel suo paese ed avallava senza problemi quelle di metà del resto del mondo (eh Mons. Pio Laghi....che gioca a tennis con Videla non si dimentica così come la repressione della teologia della liberazione...). Ma non è solo quello....anche, sicuramente. Ma non solo. Ancora la guida, non sollecitata, ci dice...sì i polacchi sono cattolici e quando fai un lavoro così pericoloso in dio ci credi un po' di più....ed allora la cultura popolare ed il ruolo degli intellettuali...e dove caspita erano gli intellettuali polacchi di sinistra ? Ah già...deportati...e spesso mandati a morire nella patria del socialismo ecco ma il regime non costruiva cultura? No..cioè sì...c'era l'educazione gratuita per tutti...le scuole...ma non c'era la cultura...c'era la propaganda! Attenzione non che qui difetti la cultura...i teatri e la musica di ogni genere...dal classicissimo (e un po' palloso) Chopin... fino alle avanguardie, dalle università alle scuole di alta specializzazione come il Collegio d'Europa che ha una delle sue due sedi in Polonia...no quello che è mancato è stata la critica...la possibilità/capacità di mettere in discussione in modo libero...quindi senza critica poca cultura...

Eh già la cultura nel frattempo, quella critica, la faceva la chiesa...e forse i nostri minatori chela loro cultura non solo la coltivavano ma la esprimevano al loro meglio...attraverso la loro creatività la loro arte...ed il loro lavoro...ed allora esco dalla miniera...risalgo in macchina...guido nella campagna polacca verso Auschwitz-Birkenau... stacco con un morso un pezzo di pretzel (una specie di pane con il sesamo e non ho capito cos'altro a forma di ciambella...)vado a visitare i campi di concentramento al confine con la Repubblica Ceca che non è distante da qui...intanto penso...alla fatica ed al piacere...alla storia contraddittoria di questi posti... alle case matte ed al ruolo degli intellettuali organici...alle sculture...alle culture...

martedì 14 settembre 2010

Varsavia...Pirolli...





in realtà si chiamano pierogi...sono una specialità culinaria polacca...somigliano un po' ai ravioli...insomma una pasta...più o meno...non è definibile in modo preciso...intanto perché ce ne sono molti tipi differenti...cucinati alla russa...con le verdure o con la carne...di fatto un incontro tra sapori e tradizioni differenti...ogni pirollo una sua storia...ogni ripieno una scoperta che va accompagnata dalla consapevolezza che siamo a Varsavia che rappresenta in sé l'incontro tra culture differenti...purtroppo qui spesso l'incontro si è fatto scontro...anche feroce...

Storia ricca e tragica quella di questa città...dove ad uno dei più grandi ghetti ebraici del mondo fino allo scatenarsi della barbarie nazista si accompagnano le periferie fatte di casermoni sovietici....dove alla cultura ebraica che tanto ha influenzato l'umorismo un po' nero dei polacchi, si mischia l'amore per i caffè in stile propriamente mittle europeo ed il legame con Parigi dove tanti intellettuali polacchi hanno trovato rifugio....

Lo spirito intimo di questa gente, in questa lunga e forse interminabile transizione verso non si sa cosa, sta tutta nella capacità di teatralizzazione degli eventi....e così un incidente aereo che ha stroncato una parte importante dei gruppi dirigenti del paese diviene uno scontro mortale tra ultra cattolici anti-russi, complottisti che ergono croci e le difendono a colpi di maratone di rosario...ed un ragazzo che nel corso di una manifestazione imbastisce un funereo doppio senso tra il nome del defunto presidente ed una marca di birra...chiedendo a gran voce che gli venga servita una Lech (nome di battesimo del suddetto e famosa marca di birra) ben fredda...! Ancora oggi a sei mesi da quell'incidente gli ultra ortodossi si ritrovano dinnanzi al palazzo presidenziale per pregare e lanciare slogan contro il presidente neoliberista, ultraeuropeista e soprattutto schiavo di Mosca! Sì perché non vi è nulla da fare...qui l'antagonista principe rimane la Russia...così vicina in termini sia geografici che culturali eppure percepita come un pericolo costante...come un vicino di casa troppo potente e con rinnovate mire espansionistiche...i treni della sola linea metropolitana di Varsavia che corre lungo la riva sinistra della Vistola sono quelli di San Pietroburgo ancora con i colori della bandiera russa post 1991...

In Polonia non diciamo mai che va tutto bene...al massimo diciamo che non va troppo male...sai dire che tutto andava bene era sospetto ai tempi del regime sovietico...allora meglio tenere un profilo basso...magari il padre della compagna di classe di tua figlia potrebbe denunciarti alla polizia politica...così mi raccontano il periodo del socialismo reale...consci di essere stati dominati da un potere straniero che nei racconti delle persone che lo hanno vissuto mi fa pensare sempre di più al più classico dei colonialismi di cui noi occidentali siamo stati maestri per qualche secolo.

Forse proprio i cinquanta anni di chiusura politica ed economica del mondo socialista hanno permesso alla Russia di passare così rapidamente da un enorme paese di contadini analfabeti alla seconda potenza militare del mondo...chissà...ma non è questa la sede per riflessioni storiografiche troppo profonde...stavamo parlano di pirolli...e di come qui si viva questa strana atmosfera un po' decadente di un paese sempre diviso tra nostalgia ed innovazione...di come l'idraulico polacco che attraversava la frontiera nella seconda metà degli anni '90 sia diventato il simbolo di quel processo d'integrazione in un'Europa di cui i polacchi si sentono parte da sempre...ma allo stesso tempo non si sentono legittimati a sedere allo stesso tavolo dei potenti tedeschi che insieme alla Russia rappresentano l'altro polo...l'altra grande nazione che per secoli ha minacciato il paese di estinzione...forse per questo in pochi sanno che l'idraulico polacco aveva un dottorato in linguistica comparata...e anche quelli che lo sanno non vi attribuiscono grande importanza...questa è la nuova Varsavia...questa è la città che voleva superare il grigiore del socialismo reale di slancio...tuffandosi nel capitalismo più sfrenato...qui il mito della città che non dorme mai è ancora reale...qui la gente lavora di domenica...di sera...di notte...qui i salari sono bassi...e la gente ha un tasso di scolarizzazione alto...ed ecco arrivare le multinazionali, le banche, le grosse catene occidentali che pian piano non solo si insediano...ma comprano...e comprando cambiano...qui lo stipendio medio si aggira intorno ai 900 euro ma le case costano circa 3000 euro al mq! Ed allora eccolo riaffiorare lo spirito polacco di melanconica nostalgia..ed alcuni cominciano a dire che tutto questo mercato in fondo non è così bello come gli era stato detto...che entrare nell'euro adesso sarebbe una sciagura per l'economia nazionale che certo tira a livelli di tigre asiatica ma che ha costi umani enormi...e soprattutto sta facendo perdere molto di quel senso di appartenenza che si era sviluppato durante la lotta contro il regime...insomma nessuno gli aveva detto che capitalismo vuol dire individualismo e che gli aspetti comunitari della loro cultura, tanto importanti per un popolo che ha sofferto svariate invasioni negli ultimi 100 anni, mal si conciliano con lo spirito d'impresa...

Nel frattempo la domenica pomeriggio gli intellettuali di Varsavia si ritrovano nei caffè della città vecchia, interamente ricostruita dopo la guerra, mentre i giovani girellano per Praga, quartiere sul lato destro della Vistola, dove ancora sono visibili i buchi dei proiettili tedeschi della rivolta del '44, scendendo dal castello e tenendo il Palazzo della Scienza, immenso regalo di Stalin alla città, come riferimento ci si imbatte in un piccolo cimitero dove trovano posto, insieme, i resti degli antifascisti uccisi durante e dopo la rivolta stessa, e quelli, tra gli altri, di una giovane donna uccisa dalla NKVD nel 1968...ecco quest'immagine dice molto...non spiega...ma ci racconta di un popolo schiacciato tra due mondi...di un esperimento...di un ponte...tra fascinazioni cultura europee e russe...nel frattempo cammino lungo la Vistola...mi infilo in una taverna...tira vento fa freddo...una tazza di Jurek...zuppa di lievito con salsiccetta...uovo...patate...e sa dio cos'altro...buonissima...

Prendo un taxi...qui le arterie principali sono enormi...ma anche molto congestionate...pare che il traffico sia diventato un vero e proprio incubo per i cittadini di Varsavia...ah tra l'altro nessuno sa quanti caspita sono i residenti perché nell'ansia di liberarsi dalle ferree regole che vigevano durante il socialismo reale...qui non è necessario registrarsi...compri una scheda telefonica nei chioschi e nessuno ti chiede un documento... 3 milioni...5 milioni chiedo...quanti siete? Nessuno mi sa rispondere con precisione...nel frattempo il taxi corre veloce lungo quelle che a me sembrano autostrade e mi sfrecciano di fianco enormi...lunghi agglomerati di case squadrate...arrivo nella residenziale periferia di Varsavia...un enorme grattacielo de Le Generali mi stranisce..poi vedo un negozio che vende Kabanosi (splendide salsicette affumicate veramente imperdibili...) e sono di nuovo a Varsavia...una città che forse non sa ancora dov'è...

mercoledì 25 agosto 2010

...mutande

Il mio amico vende mutande: non solo ovviamente ma principalmente mutande,intimo uomo donna, costumi, qualche vestito. È l'attività di famiglia la zia ha una merceria, bellissima,molto vicino alla vecchia piazza del paese dove i miei nonni hanno venduto vino e braciole di cavallo per una vita; lei, la zia del mio amico, è una donna minuta, dolce e piena di paure accoglie sempre tutti con un sorriso e spesso si vergogna a farsi pagare...non è mai diventata ricca ma tutti qui la amano. Intanto il mio amico s'ingegna, si scervella, si sforza di portare avanti al meglio quello che ha:informatizza il piccolo magazzino delle merci e tutte le estati da qualche anno a questa parte affitta un secondo negozio in una località di mare, sì perchè da circa dieci anni a questa parte il mondo si è accorto che il nostro piccolo paese è stato dotato di uno dei più bei litorali del pianeta; io spero se lo dimentichino in fretta ma il mio amico è contento, vende i costumi che non sono poi molto diversi dalle mutande solo un po' più appariscenti per nascondere un intimo pudore...pantaloncino a colori sgargianti per dimenticare di essere in mutande di fronte a centinaia di sconosciuti...certo a quel punto le vacanze, il refrigerio di un bagno al mare quando fuori ci sono 40 gradi all'ombra, stendersi a rilassarsi al sole tutto è divenuto un ricordo ma gli affari vanno meglio..perchè sono arrivati i turisti....quelli veri! Non noi emigranti di ritorno dalle grandi città del nord dove i nostri padri andarono a cercare fortuna..e dove spesso trovarono solo sfruttamento ed insulti...no noi non siamo mai stati considerati dei veri turisti...ed a ragione. Si tornava e si torna a trovare i parenti e gli amici d'infanzia...si passavano estati stipati in venti dentro case di campagna adatte al massimo ad accogliere 6 0 7 persone...noi non spendevamo...noi le mutande ce le portavamo da casa...adesso invece sono arrivati gli stranieri...non i semplici forestieri...non il figlio dell'emigrato in svizzera che torna con automobili improbabili...no sono arrivati i turisti veri! E loro sì che comprano....di tutto...anche le mutande come se nei loro paesi non ce ne fossero più...la colite da divorzio del mio amico...migliora...ed anche quella voglia che ogni tanto ti prende a queste latitudini di mollare tutto ed andare via...di dimenticare i piccoli contrattempi quotidiani che ti impediscono di progettare una vita normale. Certo ti toccca elargire un poco del tuo denaro a imprenditori del settore assicurativo locale ma in fondo lo fanno tutti! Non chiamatelo pizzo per carità...trattasi dell'equivalente meridionale dell'elemosina islamica, si aiuta la comunità: lo Stato in fondo noi non ce lo abbiamo avuto mai...c'è stata sempre la comunità, lo Stato in fondo non c'è neppure adesso..quindi,non chiamatela mafia. A parte che quella è solo siciliana e qui non siamo in Sicilia, e poi stiamo parlando di mutande ed anche i mafiosi, i camorristi e quant'altro...le mutande le portano...non cominciamo a mitizzare attributi virili incontenibili..ve lo giuro portano le mutande...taglia extra small.
E nel frattempo il mio amico continua la sua vita..tranquilla...con piccoli drammi quatidiani che a tutti capitano come quello di avere una mamma che, lavora con te e questo è forse un primo piccolo dramma...ma è pure un po' distratta...cade da una scala e si rompe un polso....nessuno si azzardi a dirle che forse aver tentato di scendere dalla scala dalla parte senza i gradini è sintomo di stanchezza...prima di tutto la suddetta mamma del Sud ti ucciderebbe..lei non è stanca mai! Poi se ammettesse di essere un po' provata si aprirebbero disquisizioni infinite sulla mole di lavoro, lo sfruttamento, l'autosfruttamento...l'assicurazione da pagare ogni mese a lor signori....che quado ci hai provato a non pagarla...ti è sparita la macchina nuova...e ti ha preso fuoco la cucina di casa...autocombustione...e la macchina se n'è nadata da sola perchè era depressa...quindi silenzio non si parla di stanchezza la stanchezza al sud non te la puoi permettere...altro che Laga Nord e fannulloni...qui nessuno ha bassa produttività...qui nessuno evade le tasse..le pagano solo ad un'altra agenzia...qui per riposarsi un po' ci si fa assumere in fabbrica...
Nel frattempo la mamma è in ospedale..e subito si prospettano due problemi: i doppi turni al negozio..e l'operazione della malcapitata...eh sì perché la frattura è scomposta ha detto il dottore...bisogna operarla...ora se il primo problema è risolvibile evitando di dormire per una quindicina di giorni..il secondo presenta come sempre aspetti più complessi legati al sistema di rappresentanza dei sistemi democrartici che democratici non sono...legati alla creazione di agenti sul territorio che intercettano la policy...che reinterpretano le direttive nazionali che calano nelle realtà locali le problematiche del federalismo fiscale e sanitario...insomma c'è da chiedere in ginocchio al senatore del colleggio che interceda presso il primario dell'ospedale affinchè, pagnado una lauta mancia, il chirurgo di turno, l'anestesista, la caposala, l'infermiera professionale ed il portantino, operino la malcapitata il prima possibile e nel frattempo si ricordino di darle un antidolorifico...
A questo punto però sorgono altri due problemi...se il senatore onorevole si accontenterà del voto dell'intera famiglia per le prossime 5 generazioni in cambio di una sua telefonata al primario, che per inciso è suo cugino, la lauta mancia di cui sopra va passata all'intera catena di comando che deve svolgere la delicatissima opera...cioè dal chirurgo che speriamo le operi il polso giusto fino al portantino che altimenti potrebbe portarla chissà dove....il mio amico mi guarda un po' stanco...deve vendere ancora tante mutande...

martedì 6 luglio 2010

...Nanterre...


Nanterre...per alcuni di voi, forse, questo nome ha ancora un suo potere evocativo...forse....o forse lo ha perso...il maggio francese in fondo è così lontano...
Mi è capitato di venire spesso a Nanterre in questi ultimi anni...BDIC! Fondamentalmente un archivio del '900 molte cose sui gruppi che hanno dato vita a quella nouvelle vague della sinistra francese degli anni '70....una nouvelle vague che più la studio meno mi sembra nouvelle..nemmeno per quegli anni...ma soprattutto mi appare sempre meno di sinistra...bah la definizione di sinsitra è sempre stata molto complicata anche quando esisteva nelle dinamiche reali...figuriamoci oggi...in compenso Nanterre è sempre qui...e fa schifo. No davvero io provo, camminando per i vialetti della facoltà dove hanno sapientemente incastonato quattro alberelli tristi tra colate di asfalto, ad immaginarmi il movimento del maggio...e tutto quello che rieco a percepire è una rabbia profonda verso quello che mi circonda. La avvertivano anche allora...anzi allora di più...oggi almeno le baraccopoli non ci sono quasi più....nascoste dietro il piano di urbanizzazione sovietica che ha investito Parigi ed i suoi sobborghi più poveri negli anni '60 e '70...la baraccopoli non si vede....ma il confine si vede...e chiaramente...si avverte quando lungo la RER linea A si oltrepassa la fermata Charles de Gaulle...è allora che succede. Attenzione non succede solo in questa particolare tratta succede in tutta la città..ad un certo punto si abbandona la Ville lumiere, che dio gliele fulmini quelle cazzo di lucine, e si entra nella metropoli...multietnica...mah veramente mica tanto multi...è multi fino a Charles de Gaulle...poi l'unico pallido sono io...Ed è allora che cominci a comprendere il confine...un confine che non è solo fatto di colori differenti ma di idioma che si trasforma...come se si entrasse in una realtà separata...un ghetto che come tutti i ghetti ha le sue regole ed i suoi linguaggi...ed allora anche la lingua cambia ed il francese dall'insopportabile accento parigino muta in un argò incomprensibile a chi non è cresciuto qui...ma non qui a Parigi...qui! Dopo giorni..settimane passate a prendere lo stesso treno...8e57 del mattino dalla Gare de Lyon e 6e04 del pomeriggio per tornare indietro..cominci a riconoscere le facce...e loro riconoscono te...e lo avverti e lo avverti esattamente quando oltrepassi il confine. Ed allora in qualche modo, forse per la mia storia personale...forse per un imponderabile razzismo che ci è stato inoculato fin dall'infanzia dalle nostre spocchiose ed euro-centriche culture...qualcosa cambia...anche in me. L'ambiente circostante ci condiziona...in un posto orrendo alcune paure ancestrali riemergono...salta il patto sociale lo stramaledetto compromesso hobbesiano, in cui non ho mai creduto granché, svanisce sotto un'impercettibile pressione ambientale. Cambiano i colori...la lingua...i suoni e gli odori...sei fisicamente catapultato nel ghetto...poi il treno riemerge dal lungo budello nel quale ha corso...e ci sei dentro...tutto intorno a te parla di confine...di margine...di possibilità di esclusione. L'inclusione in realtà mi ha sempre destato un certo disgusto...ma mi rendo conto ogni volta che mi trovo nelle periferie delle città che posso provarlo quel disgusto solo e soltanto perché in qualche modo io da quell'esclusione sono riuscito, forse solo per un po' di tempo, a fuggire. Quando ci torno mi rendo conto che quell'esclusione quel ghetto mi fa semplicemente schifo...esteticamente ed intimamente...rappresenta il passato che mi sono lasciato alle spalle ed allo stesso tempo una condizione di appartenenza che non mi abbandonerà mai...ed allora a questo stimolo rispondo nel solo modo che conosco...la postura del corpo cambia...i muscoli si tendono a mostrare un poco di più i tanti anni di battaglie...la borsa che solitamente porto a tracolla per comodità la lascio scivolare su di una sola spalla...gesto intimo di sfida...la camminata cambia e si fa più tracotante...vesto la faccia cattiva...non me ne rendo conto subito...rimango in quello stato per ore...sono di nuovo vicino alla mia, provvisoria, casa di Bastille quando mi vedo riflesso in una vetrina....tronfio e un po' ridicolo...rido...ok riesco a ridere di me stesso...riesco ancora a sentirmi ridicolo. Domani 8e57....poi attraverserò i vialetti tristi andata...poi di nuovo slalom tra alberelli un po' rinsecchiti che cercano di farsi spazio tra il cemento...6e04...forse vestirò ancora la faccia cattiva...io solo per altre due settimane...molti altri ce li hanno condannati a vita e chissà forse non riescono più a sentirsi ridicoli...come me