giovedì 24 novembre 2011

romanticismi

ebbene sì a modo mio ma sono romantico. Io lo sostengo da sempre ma non so perché questa mia affermazione ha sempre riscosso scarso successo. Anche tra le persone che mi conoscono bene sono davvero poche, forse nessuna, quelle che userebbe questo aggettivo un po' desueto per descrivermi. Eppure io mi ci sento e testardamente, la testardaggine è invece un difetto unanimemente riconosciutomi da chiunque, continuo a pensarmi come un uomo romantico. Non mi vedrete mai sciogliermi in lacrime per un film o per una canzone, non porto i fiori alle donne, nemmeno a quelle che amo, non mi è mai passato per la testa,almeno da quando ho raggiunto l'età della ragione, di mettermi a scrivere poesie o ballate in nome di disperati ed impossibile amori perduti o ritrovati... cerco di essere un amico presente e cerco di dare alla mia presenza una certa fattività...no la pacca sulla spalla no...e nemmeno le coccole...hai un problema e vieni da me? Ok allora accetti che io ti aiuti a risolverlo o ancora meglio per entrambi te lo risolvo io e tu statti zitto che mi distrai dalla missione che mi hai affidato! Non c'è niente da fare sono rimasto un soldatino...nell'anima. Un piccolo gesuita della rivoluzione socialista come avrebbe detto Schmitt parto alla riscossa ho quasi 40 anni ed ancora parto alla riscossa per qualsiasi causa mi sembri giusta...a costo di accorgermi dopo innumerevoli sbattimenti che tanto giusta non era...Però mi piace mi fa sentire, a mio modo, romantico. Cos'è infatti il romanticismo in fondo? Oddio lo sconquasso e la tempesta...si traduceva così mi pare lo sturm und drang... cioè il sentirsi investiti profondamente da un sentimento che ti travolge e ti domina...oddio ecco io magari non tocco quelle vette di alienazione idealistica hegeliana che mi paiono disumanizzanti ma vivo dei sentimenti. Ecco rivendico la presenza di una mia parte sentimentale. Che poi questa si articoli attraverso percorsi tutti suoi, questo è un problema diverso..anzi essendo la mia parte sentimentale oserei dire che sono affari miei. Sì perché la tempesta, lo sturm, ognuno se la sceglie o, forse, non se la sceglie nessuno e te la ritrovi..ti ci ritrovi catapultato dentro. Fa parte di te ancor prima che tu ti renda conto che c'è. Fa parte della tua storia di quello che intimamente sei.
Ero seduto ad una conferenza. Tre giorni di conferenza sul fascismo ed il neofascismo...in particolare sulla Falange spagnola...a Zaragoza. Non una brutta città ma per intenderci nemmeno un posto in cui sarei venuto senza un impegno di qualche tipo...3 giorni di parole, relazioni sociali pseudo obbligate ed alcuni sprazzi di allegria vera perché con gli spagnoli in un modo od in un altro si finisce sempre ad ingurgitare immense quantità di alcolici...anche con gli sconosciuti ma questo è un altro post...Alle 8 di sera alla fine del 2 giorno sei stremato. L'oceano di parole in una lingua che comunque non è la tua in un aula dall'acustica oscena e distrutto dai fumi della sera precedente, non ti ricordi più nemmeno come ti chiami.
Eri li seduta e tremavi. Leggevi la presentazione che avevo davanti e le tue mani tremavano. Ho alzato lo sguardo da quello che stavo leggendo perché il tuo accento basco suonava particolarmente fastidioso e pensavo che quello di cui stavi parlando fosse di una banalità tale da poter urtare qusi tutto il mio essere...poi ti ho guardata. Giovanissima. Magra, direi quasi ossuta, nervosa. Eri emozionata...il mio amico Pablo, da tutti riconosciuto come uomo romantico e sensibile, mi dice che è evidente..sei alla tua prima conferenza...sei nervosa capita a tutti di avere paura alla prima presentazione..ed a me vengono in mente le prime volte che ho parlato in pubblico...una paura indicibile ma anche un poco di arroganza data dal mio incurabile egocentrismo istrionico...ti ascolto ti guardo, incrocio lo sguardo del moderatore che dovrebbe dirti che stai sforando con il tempo e lo gelo...su non metterti a fare il cretino tieni a freno la smania di potere o esercitala in un altro momento...poi mi volto alla mia destra ci sono due persone...mezza età...vestiti semplici, tesissimi, lui quasi suda, lei ti guarda fiera...mamma e papà. Sono venuti a sentirti ad accompagnarti. Forse nei tempi che ci siamo abituati a vivere saremmo portati a pensare, così in prima battuta, che la loro presenza fosse inadeguata che sei una persona adulta e non hai bisogno del supporto dei tuoi genitori...però non eri sola. Avevi paura, come tutti noi, e non eri sola. Loro erano contenti e fieri. Conosco quei visi. Classe operaia. La figlia che per la prima volta presenta il suo progetto di dottorato ad una conferenza importante. Ecco ti pensavo stanotte mentre tornavo in albergo. E mi piace pensare ai complimenti che ti avrà fatto tua madre, ai silenzi di tuo padre mentre guida verso casa quei silenzi tipici dei padri che non te lo dicono mai che sei stato bravo perché loro che hanno lavorato tutta la vita non ti possono trattare troppo bene..ma lo fanno per te...però tu non lo hai visto, e forse non lo vedrai mia, stringersi le mani forte per l'emozione mentre parlavi..tu tremavi dalla paura e lui che avrebbe fatto di tutto per aiutarti, per sollevare quel peso dalle tue spalle...e forse stremata dalla fatica della presentazione non hai visto come applaudivano quelle stesse mani alla fine...
Ti pensavo stanotte mentre tornavo in albergo. Domani presenterò il mio articolo. So già che è piaciuto, ma per circa 5 secondi prima di cominciare a parlare mentre accenderò il microfono avrò un poco di paura...

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